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Dreidel
Meshuge Klezmer Band (Love 3 Mondopop - Italia - 1999)

Non sembra davvero per niente "Meshuge" (in yiddish: pazzo) questo collettivo di sei italianissimi musicisti che hanno eletto la musica Klezmer come risorsa principale del loro repertorio, propaggini europee di una tendenza molto in voga a New York (cominciò Don Byron riscoprendo la musica dell'eccentrico e geniale Mickey Katz, nel lontano 1993) che in ambiti vicini al jazz e alla New Music ha prodotto tantissimo, dai Klezmatics a Masada, dai Naftule's Dream agli Elisyan Fields.

Meshuge si pone sulla scia di questa reinterpretazione della tradizione, e propone una musica che aggiunge un'inquietudine stridente all'andamento binario, festoso ma leggermente malinconico della Wedding Band, e che personalizza melodie tradizionali con intuizioni di segno jazz-rock. Ed è proprio durante una recentissima mini tournée newyorchese che il collettivo ha realizzato per il secondo album (dal vivo al Tonic e in studio; si chiamerà Treyf e uscirà ancora per la Love 3), con ospiti illustri e filologici quali Frank London, Dave Harris e Pete Fitzpatrick dei Naftule's Dream.

Sorprende felicemente nella serie di composizioni tradizionali (le classiche "A Glezele Vayn", o "Yiddish Folk Melody", o ancora "Dem Rebens Tanz") la scelta di "Mahshav", un brano di John Zorn dal repertorio di Masada (dal settimo volume, Zayin) qui riproposta in toni asciutti, minimali e astratti: è uno dei tre brani firmati (il resto del repertorio è tradizionale) che appaiono nel disco, insieme a due danze "bulgar" (le numero 6 e 7) davvero coinvolgenti.

Senz'altro i brani di spicco restano l'iniziale "DER ALTERnative BULGAR", brano-manifesto che racconta con nuovi suoni le storie della tradizione e le restituisce con intelligente spregiudicatezza e "Grichisher Tantz", una festosa danza greca alla quale è difficile resistere.

Questi klezmorin italiani raccontano dunque una storia importante e personale, e lo sanno fare bene, con cognizione e divertimento. Teniamoli d'occhio.

Valutazione: * * * *